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Kipling Lara

Praga, Repubblica Ceca

02

May

2016

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La Costola di Drago

Via Trento e Trieste, 1, 66041 Atessa CH, Italia - 0.67 Km
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Nella sagrestiadel Duomo di San Leucio è custodito un bizzarro ”oggetto” intorno al quale ruota la famosa leggenda del Drago di Atessa.In una teca di vetro infatti, circondata da un’inferriata, è visibile una enorme costola (di circa 2 metri) che la tradizione attribuisce ad un drago per lungo tempo motivo di terrore per gli abitanti del luogo finché non arrivò S. Leucio ad ucciderlo. vi erano due villaggi, Ate e Tixa, separate da una valle paludosa e mefitica nella quale si vuole abitasse un pericolosissimo drago. Due fiumi, l’Osente e il Pianello (oggi noti come Osento e Sangro), formavano infatti numerosi acquitrini che alimentando una palude malsana, garantivano al drago il suo ambiente ideale. La sua presenza impediva agli abitanti delle due cittadine di incontrarsi, se non a rischio della propria pelle. A liberarli dalla presenza del mostro ci pensò però S. Leucio che, raggiunta la tana del drago, lo nutrì per tre giorni di carne e, resolo sazio, lo incatenò uccidendolo dopo sette giorni. Inoltre ne conservò il sangue, poi utilizzato dalla popolazione a scopi terapeutici, e una costola, consegnata agli abitanti perchè serbassero memoria dell’accaduto. Una tradizione parallela aggiunge che il gigantesco animale sarebbe stato ritrovato morto dinanzi alla chiesa dei monaci Basiliani, che sorgeva al centro di uno dei due villaggi. Ad ogni modo, la cupa forra che li separava fu colmata permettendo ad essi di unirsi in una sola città, Atessa. La cattedrale in cui venne collocata l’insolita reliquia della costola, pare sia sorta proprio in simbolica corrispondenza del luogo in cui il terribile drago aveva la sua grotta. La leggenda vuole che la tana del drago – con l’ingresso largo più di cinquanta palmi – si trovasse a valle San Giovanni, in una grotta profondissima la cui cavità attraversava tutto l’Abruzzo. Da quella grotta, in località Ritifalco, si estendeva inoltre un bosco di spini talmente folto, che neppure gli uccelli potevano volarvi dentro.

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