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Chiesa di Santa Sofia

Piazza S. Sofia, 82100 Benevento BN, Italia

by Lara Kipling
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Overview

La chiesa di Santa Sofia fu fondata dal duca Gisulfo II e completata da Arechi II, genero del Re Desiderio, non appena divenne Duca di Benevento. Essa, costruita accanto ad una abbazia benedettina, fu portata a termine nell’anno 762, forse come Chiesa nazionale del popolo longobardo, e fu la più ardita e fantasiosa costruzione dell’alto Medioevo. Arechi II vi annesse una comunità di suore, anch'esse benedettine, incorporandola al Cenobio preesistente, ed intitolò il tutto, pare su suggerimento di Paolo Diacono, alla Santa Sofia, cioè alla Santa Sapienza, a somiglianza del più famoso tempio giustinianeo di Costantinopoli. Questa abbazia, in seguito a donazioni e lasciti, divenne una delle più potenti dell’Italia meridionale; essa raggiunse l’apogeo nel secolo XII, non solo per la sua chiesa monumentale ma anche per il suo "scriptorium" dove si usò la scrittura beneventana divenuta famosa nel mondo. Santa Sofia ebbe così risonanza anche fuori d’Italia ed un trovatore francese del XII secolo fa celebrare in essa le nozze di un Re. Ma la storia ricorda, per fare solo qualche nome, che Santa Sofia vide la giovinezza dell'Abate Desiderio - poi Papa Vittore III - precursore della gloria di Montecassino, il non meno celebre Paolo Diacono, Pontefici (fra cui Onofrio II e Alessandro III) e Sovrani, come l’Imperatore Lotario ed il Re normanno Ruggero II. In seguito, seguendo la sorte di quasi tutti i monasteri, decadde fino ad essere abbandonata dai Benedettini nell’anno 1595. L'ARCHITETTURA La chiesa di Santa Sofia si presenta come un edificio di eccezionale interesse nell’ambito dell’architettura europea del primo medioevo. Essa è di modeste dimensioni, contenuta com'è entro un circolo di soli metri 23,50 di diametro. Tutte le murature perimetrali sono di cm. 95 di spessore ed eseguite, sia all’interno che all’esterno, a file di mattoncini di cm. 3 di spessore intercalate da una fila di tufelli irregolarmente squadrati. La pianta generale è originalissima e del tutto nuova per l’epoca, non derivata da esempi romani o bizantini. Essa presenta un nucleo centrale costituito da un esagono ai cui vertici sono collocate sei grandi colonne (provenienti probabilmente dall'antico tempio di Iside), collegate tra loro con archi sui quali si sviluppa la cupola. Intorno a questo esagono centrale troviamo un secondo anello, questo decagonale, con otto pilastri in blocchi di pietra calcarea bianca intercalati da strati di mattoni e da due colonne subito dopo l’ingresso. I pilastri non sono disposti in conformità ai canoni classici, ma radialmente, ciascuno con i lati differentemente orientati, così da renderli paralleli ai retrostanti muri del perimetro. L’andamento di quest’ultimo è sconcertante: dapprima circolare, viene ad un certo punto bruscamente interrotto da pareti a forma stellare per ritornare di nuovo circolare in corrispondenza del portale d’ingresso. Tutto ciò crea giochi di prospettive, effetti illusionistici, scomposizioni, chiusure di spazi coordinati ad effetti geometrici ben precisi e basati su rapporti reciproci frutto di una acuta ed originale intelligenza costruttiva. Valga, ad esempio, la straordinaria varietà delle volte, dovuta all'insolito accoppiamento della corona esagonale con quella decagonale: il susseguirsi di volte prima quadrangolari, poi romboidali ed infine triangolari è probabilmente un richiamo alla forma delle tende usate dal popolo longobardo durante il suo lungo girovagare in Europa. Lo splendore dell'antica chiesa è inoltre testimoniato dai resti degli affreschi delle absidi, i quali, pur nella frammentarietà che ne impedisce l’interpretazione iconografica, rivelano un ampio respiro e tanta potenza espressiva. GLI AFFRESCHI La chiesa era completamente affrescata. Lo dimostrano i frammenti tuttora visibili, oltre che nelle absidi, anche su di un pilastro, ai piedi del tiburio e negli spigoli delle pareti a stella. Nelle due absidi laterali sono presenti elementi superstiti del ciclo dedicato alla Storia di Cristo. In particolare in quella di sinistra è rappresentata la storia di San Giovanni Battista, in quella di destra la storia della Vergine. Della prima rimangono due scene: l'Annuncio a Zaccaria e Zaccaria muto; della seconda l'Annunciazione e la Visitazione. I RESTAURi Santa Sofia non ha mantenuto sempre lo stesso aspetto nel corso dei secoli. RESTAURO MEDIEVALE Nel secolo XII la chiesa subì infatti un primo restauro che, lasciandone intatta la pianta originaria, vi aggiunse un campanile sulla parte sinistra della piccola facciata ed un elegante portichetto – protiro – all’ingresso, poggiato su quattro colonne. Questo determinò il parziale abbattimento della facciata, che in origine era lunga solo 9 metri. Nella lunetta centrale, al di sopra del nuovo portale così realizzato, venne anche inserito un bassorilievo che ora si trova sulla porta d’ingresso della chiesa. In esso è raffigurato Cristo in trono, la Vergine a destra, ed alla sinistra San Mercurio martire (milite romano le cui reliquie - tumulate nel 768 - attualmente riposano sotto l’altare della cappella destra) con a fianco un monaco inginocchiato, forse l’Abate Giovanni IV, restauratore della chiesa. All'interno si sostituirono i due pilastri all'ingresso con colonne e si sistemò una "schola cantorum" nell'esagono centrale. RESTAURO BAROCCO Il terremoto del 1688, che rase a suolo la città, causò ingentissimi danni anche in Santa Sofia. Tutta la struttura risultò seriamente lesionata: crollò la cupola centrale esagonale a spicchi, molto più bassa di quella attuale e senza aperture; il campanile romanico si rovesciò sul protiro, distruggendolo completamente. Con la ricostruzione in forme barocche del 1698 (e le ulteriori modifiche avutesi in seguito al successivo terremoto del 1702) dovuta all'allora Arcivescovo di Benevento Cardinale ORSINI - divenuto poi Papa BENEDETTO XIII - si apportarono radicali trasformazioni che determinarono la scomparsa della primitiva configurazione longobarda e causarono la quasi completa distruzione dei preziosi affreschi del secolo IX. Gli interventi consistettero, tra l'altro, nella trasformazione della pianta da stellare a circolare, nell'abbattimento e ricostruzione in nuove forme dell'abside centrale, nella rastremazione degli otto pilastri e nella realizzazione della nuova facciata, tuttora esistente. Si realizzarono inoltre due cappelle laterali e la sacrestia. L'interno fu completamente intonacato ed arredato secondo il gusto barocco. RESTAURO MODERNO Nel 1951 iniziarono, a cura della Soprintendenza ai Monumenti di Napoli, i lavori di restauro che, con scrupolosi (ma discussi) interventi, permisero di riportare alla luce l'originale schema strutturale murario longobardo e di completare poi le parti demolite o manomesse in occasione della trasformazione barocca. In particolare furono eliminate le due cappelle a lato della facciata, l'abside centrale ed il muro circolare che aveva incorporato gli spigoli esterni delle pareti stellari. Queste ultime vennero ricostruite seguendo le indicazioni fornite dalle ricerche archeologiche. Leggeri furono invece gli interventi sulla facciata barocca: furono obliterati i due finestroni ed il rosone, mentre il portale fu arretrato nella posizione originaria.