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Castel Capuano

Piazza Enrico de Nicola, 80139 Napoli, Italia

by Lara Kipling
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Overview

Fondato nella seconda metà del XII secolo dai principi Normanni, il Castello prese il nome dalla vicina Porta Capuana. Secondo alcune fonti antiche (Capasso) già doveva esistere in quel luogo una fortezza dell’epoca del ducato bizantino, che fu poi restaurata ed ingrandita dal re normanno Guglielmo I detto il Malo. Nel 1231 il castello fu ampliato da Federico II di Svevia e svolse il ruolo di residenza reale anche dopo la costruzione del Castel Nuovo. Sul finire del XV secolo Ferdinando I d’Aragona ampliò le mura della città e vi incluse anche Castel Capuano. Fu teatro di sfarzosi festeggiamenti per le nozze di principi e regnanti e fu pure luogo di congiure e celebri delitti, come l’assassinio del Gran Siniscalco Ser Gianni Caracciolo, favorito della regina Giovanna II (1432). Nel 1540 il vicerè Pietro di Toledo volle riunirvi tutti i tribunali fino ad allora sparsi in diverse sedi della città e si avvalse dell’opera degli architetti Ferdinando Manlio e Giovanni Benincasa che vi eseguirono radicali trasformazioni per ben adeguarlo a Palazzo di Giustizia. In quanto tale il castello fu da allora chiamato “Palazzo della Vicaria”, dal momento che il Vicario del Regno presiedeva al governo del potere giudiziario. Ulteriori opere di miglioramento sia estetico che funzionale avvennero nel XVIII (1752 e 1770), XIX (1857-58) sec. ed in epoca recente. Nel 1540 il vicerè Pietro di Toledo volle riunire in Castel Capuano tutti i tribunali fino ad allora sparsi in diverse sedi della città e si avvalse dell'opera degli architetti Ferdinando Manlio e Giovanni Benincasa per eseguirvi radicali trasformazioni che lo adeguassero alla nuova funzione di Palazzo di Giustizia. In quanto tale il castello fu da allora chiamato "Palazzo della Vicaria", dal momento che il Vicario del Regno presiedeva al governo del potere giudiziario. Vi si riunirono: il Sacro Regio Consiglio; la Regia Camera della Sommaria; la Gran Corte della Vicaria; il Tribunale della Zecca ed il Tribunale della Bagliva. In seguito si ritrovava anche il Supremo Magistrato del Commercio, fondato da Carlo III di Borbone nel 1739. Nella Gran Sala, oggi meglio conosciuta come "Salone dei Busti", e nel Saloncino attiguo, si trovano i busti dei giuristi che resero celebre il Foro di Napoli, collocati a partire dal 1882 fino al XX secolo.La visita al Castel Capuano illustra molti altri momenti della storia della giustizia napoletana, delle sue istituzioni e dei suoi protagonisti La datazione dei numerosi affreschi in Castel Capuano inizia a partire dal XVI secolo, cioè in seguito alla trasformazione del castello in Palazzo di Giustizia, pertanto, anche i soggetti rappresentati afferiscono alle tematiche relative alla nuova destinazione d'uso del castello.Gli affreschi più antichi, sono quelli che decorano per intero il soffitto e le pareti della Cappella della Sommaria di Pedro Rubiales, con Scene del Nuovo Testamento, realizzati intorno al 1547. Cronologicamente seguono gli affreschi, databili intorno alla prima metà del XVII secolo, che ricoprono per intero le volte a padiglione della sala che precede la Biblioteca, assegnati alla bottega di Belisario Corenzio. Sempre seicenteschi, ma più tardi rispetto ai primi, i frammenti dei dipinti murali attribuiti a Giovanni Balducci detto Cosci, con bellissime scene di paesaggio e motivi ornamentali, che si trovano nell'attuale Sala del Consiglio Giudiziario. In epoca borbonica l'edificio subì diversi rifacimenti. Per volere di Carlo III di Borbone fu affrescato il Salone del Sacro Regio Consiglio ad opera di Carlo Amalfi e di Giovan Battista Natali nel 1752 con un ciclo di Allegoria sulle Virtù Regie; mentre il Salone attiguo (oggi detto dei Busti) fu abbellito nel 1770 con le Allegorie delle Dodici Province del Regno di Antonio Cacciapuoti coadiuvato, per le parti ornamentali, da Francesco De Ritiis e Vincenzo Bruno detto l'Abbate. Quando nel 1856 iniziò l'opera di rifacimento dell'edificio ad opera dell'architetto Giovanni Riegler, anche la volta del salone fu decorata da Biagio Molinaro, con l'Allegoria del Regno della Giustizia, e da Ignazio Perricci per gli aspetti decorativi, che firmano e datano la propria opera sulla volta del salone (1858).