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Torre Garisenda

Piazza di Porta Ravegnana, Bologna, Italia

by Lara Kipling
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Overview

La Torre Garisenda, eretta nel XII secolo dai nobili Garisenda, anch'essi ghibellini, é alta 48,60 metri e pende verso Nord-Est per 3,22 metri. Ai tempi di Dante, che la cita nel sonetto sulla Garisenda del 1287 e nel canto XXXI dell'Inferno, raggiungeva i 60 metri d'altezza. Tra il 1351 e il 1360 Giovanni da Oleggio, che governava la città per conto dei Visconti, la fece abbassare di 12 metri temendo che potesse crollare. Questa torre, causa il non buono stato di conservazione della scala interna, è visitabile solo saltuariamente. Come venivano costruite le torri: Otto secoli fa la costruzione di una torre durava dai tre ai dieci anni. La sezione di base non superava, di norma, i dieci metri mentre le altre dimensioni erano stabilite in base all'altezza. Allora non si eseguiva un progetto vero e proprio come lo intendiamo ora, ma si procedeva alla stesura di semplici istruzioni facilmente comprensibili sia dai committenti che dagli esecutori. Curioso ed antico era il sistema utilizzato per disegnare al suolo il perimetro per lo scavo: il mastro costruttore aveva tre cordicelle con nodi posti a multipli di tre, quattro e cinque, ad esempio 15, 20 e 25 piedi (un piede bolognese corrisponde a 38,0098 cm); queste corde, poste sul terreno, formano un triangolo rettangolo e quindi, spostandole opportunamente, un quadrato. Si effettuava quindi lo scavo fino a raggiungere uno strato d'argilla abbastanza solido per reggere il peso della torre, di norma a circa sei metri di profondità, quindi si procedeva a compattare il terreno inserendovi, a colpi di mazza, tronchi di rovere lunghi circa due metri. Poi si realizzavano le fondazioni con un mega impasto di calce, sassi, ghiaia e sabbia per uno spessore di circa 15 piedi dopo di che si provvedeva alla realizzazione della base con blocchi di selenite ben squadrati e sovrapposti gli uni agli altri. Quindi si iniziava la costruzione vera e propria con la tecnica della muratura a sacco ovvero si erigevano due muri in mattoni, uno interno molto più spesso e uno esterno, uniti con nervature pure in mattoni, e si riempivano le intercapedini con un impasto di malta di calce, sassi e sabbia. Ogni 18 - 20 mani di mattoni venivano lasciati nella parete tre o quattro fori che servivano da ancoraggio per l'impalcature necessarie per il proseguimento dell'opera (detti fori sono ancora esistenti). Man mano che si saliva la parete interna veniva assottigliata sia per alleggerire la struttura che per creare i punti di appoggio per i vari piani, in oltre il vano utile interno aumentava. L'ultimo tratto era in soli mattoni.