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Caffè Pedrocchi

Via VIII Febbraio, 15, 35122 Padova PD, Italia

by Lara Kipling
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Overview

Nato quando la borghesia, già affermatissima in Europa, muoveva appena i primi passi e necessitava quindi di quei luoghi come i caffè, in cui vari circoli potevano radunarsi apertamente, in contrapposizione alla dimensione privata dei salotti nobili. Protagonista assoluto della vita sociale padovana almeno fino alla metà del 1800. Nel 1816 Antonio Pedrocchi, figlio di un caffettiere bergamasco, commissiona al noto architetto veneziano Giuseppe Jappelli l'ampliamento del piccolo caffè ereditato dal padre. Il nuovo stabilimento, che doveva essere il Caffè "più bello della terra", fu inaugurato nel 1831 e poi affiancato, nel 1836, dal Pedrocchino, elegante costruzione neogotica riservata alla pasticceria. Il Caffè fin dai primi anni divenne noto come "il caffè senza porte" sia perché fino al 1916 era aperto giorno e notte, che per l'accoglienza dettata proprio dalla sua struttura: il porticato aperto e, allora, senza vetrate, era una sorta di "passaggio" collegato alla città. I prezzi non erano cari, per quanto il luogo fosse già di gran lusso per quei tempi, e con una lira si poteva mangiare. Il proprietario, Antonio Pedrocchi, il primo tra l'altro che illuminò a gas il suo Caffè, ebbe un modo assai singolare di trattare la clientela: chiunque infatti poteva sedere ai tavoli anche senza ordinare e trattenersi a leggere i libri e i giornali, come "Il Caffè Pedrocchi" (il primo dei sei giornali intitolato al nome del Caffè), messi a disposizione dal locale. Alle donne erano offerti in dono fiori e, in caso di pioggia improvvisa, ai clienti veniva prestato un ombrello. L'edificio venne adattato ad un'area di forma triangolare nel cuore della città (da qui deriva la pianta a forma di pianoforte del caffè). La sua splendida architettura, che mescola lo stile neoclassico a quello gotico veneziano, con richiami esotici egizi e cineserie, molto in voga nell'ottocento, rispecchia il clima romantico dell'epoca e l'estro dell'architetto Jappelli. La facciata nord del Caffè è caratterizzata da due porticati con colonne doriche, preceduti da quattro leoni scolpiti dallo scultore romano Giuseppe Petrelli. Nella piazzetta di fronte al Caffè, lo Jappelli, su richiesta di Antonio Pedrocchi, aveva progettato una fontana con una statua di Ebe del Canova, progetto che però non fu mai realizzato. Un ripido scalone sulla loggia di destra conduce al piano superiore, o Piano Nobile. Il pianterreno, destinato a caffetteria, è caratterizzato dal susseguirsi di stanze denominate in base al colore della tappezzeria (Sala bianca, Sala rossa, Sala gialla, Sala verde). Entrando nel Caffè, a sinistra incontriamo la Sala verde e sulla destra la Sala gialla o della Borsa, detta così perché vi si incontravano i commercianti per fissare i prezzi di alcune merci. Subito dopo la Sala verde incontriamo l'ampia Sala rossa, tripartita da colonnine ioniche su base egizia con il banco ornato da decorazioni in bronzo, e subito dopo la Sala bianca, che si apre sulla via VIII febbraio e l'Università, assai nota per il segno del proiettile austriaco sparato durante i moti del '48. Il piano superiore, un tempo sede di un Circolo cittadino, comprende una serie di spazi funzionali decorati con stili storici del passato. Si susseguono così la Sala etrusca, la Sala greca in forma ottagonale, la Saletta rotonda o romana, la Sala del rinascimento, la Sala ercolana o pompeiana, la Sala egizia e la Sala Napoleonica, dedicata a Gioacchino Rossini, e per questo chiamata anche Sala Rossini, un vero teatro dove gli stucchi, i tendaggi, i lampadari sembrano condurci indietro nel tempo, in pieno ottocento. Nel passato ogni sala aveva una precisa funzione, ad esempio la Sala etrusca veniva usata come guardaroba, quella greca per il gioco, la Sala Rossini come sala da ballo e la Sala egizia per le riunioni segrete. I vari ambienti sono decorati con soggetti inerenti allo stile di ogni sala: vedute romane, nella Sala romana, l'affresco "Diogene e il gallo di Platone" nella Sala Greca, statue, sfingi, urne cinerarie e il soffitto stellato nella Sala egizia. Fu anche teatro dei moti risorgimentali studenteschi del 1848 contro il dominante austriaco, come testimoniano le targhe-ricordo sulla parete della Sala bianca, e ritrovo per scrittori ed artisti quali Nievo, Fusinato, Stendhal il quale addirittura decantò le meraviglie dello zabaione pedrocchiano, D'Annunzio, Eleonora Duse e il futurista Marinetti. Di proprietà del Comune di Padova dal 1891, il Caffè ospita tra le prestigiose sale le Gallerie del Pedrocchi ed il Museo del Risorgimento