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La Certosa di Pavia

Via del Monumento, 4, 27012 Certosa di Pavia PV, Italia

by Lara Kipling
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Overview

Le parole non bastano a descrivere la Certosa di Pavia. Bisogna vederla. E' la prima cosa che si capisce appena varcato l’ingresso del complesso monumentale voluto sul finire del Trecento da Gian Galeazzo Visconti, duca di Milano. l complesso della Certosa di Pavia è un'articolata struttura costituita dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie, a pianta longitudinale a tre navate con volte a crociera e 14 cappelle laterali e dalla grande corte ducale antistante la facciata della chiesa, sulla quale affacciano a sinistra costruzioni agricole e a destra il Palazzo Ducale, dietro al quale si articolano i chiostri. Il chiostro piccolo raccoglie gli edifici connessi alla vita della comunità monastica (dal refettorio, al capitolo, all'infermeria) e il chiostro grande, suddiviso in 123 arcate, ospita le celle dei monaci, che si presentano come singole unità abitative su due piani; si aggiungono alcuni altri edifici di servizio, come la foresteria per gli ospiti. Oltre due secoli furono necessari per completare il monumento, iniziato nel 1396, con l’inevitabile sovrapposizione di più stili (gotico, rinascimentale, barocco). La chiesa La facciata (completata nel 1507) è rivestita da decorazioni della seconda metà del quattrocento eseguite fra gli altri da Cristoforo Mantegazza, Giovanni Antonio Amadeo e Cristoforo Solari detto il Gobbo. Il portale (1501) è opera di Amadeo e del suo allievo Benedetto Briosco. La chiesa a croce latina è divisa in tre navate con abside e transetto, coperta da volte a crociera gotica su archi a sesto acuto. Le volte sono dipinte con motivi geometrici alternati a un cielo stellato. Elemento originale è il tracciato della stella a otto punte o ottogramma che si ritrova dappertutto, come simbolo della Madonna delle Grazie e della Certosa, con la sigla Gra-Car (Gratiarum Carthusia). L'altare maggiore (del tardo XVI secolo) è intarsiato con bronzi, marmi di diverse qualità e pietre dure. Si trova all'interno del presbiterio, la cui navata è chiusa alla vista dei fedeli secondo la tradizione delle Chiese Ortodosse. La navata é interamente occupata dai 42 stalli lignei decorati con immagini sacre intagliate ed intarsiate su disegni del Bergognone. L'altare maggiore, risalente al tardo XVI secolo,. All'interno capolavori del Bergognone, l’unico pannello rimasto del polittico di Perugino il Padre Eterno, pale di Cerano, Morazzone, Guercino, Francesco Cairo e, nel presbiterio, un ciclo di affreschi di Daniele Crespi. Nella parte destra del transetto si trova la tomba di Gian Galeazzo Visconti, fondatore della Certosa; iniziata nel 1494-1497 e finita nel 1562. Il monumento funebre di Ludovico il Moro (settimo Dca di Milano) e di sua moglie Beatrice d'Este è nella parte sinistra del transetto. Le tombe sono vuote, perché il Moro morì in Francia dove è sepolto, mentre Beatrice è sepolta in S. Maria delle Grazie a Milano. Pregevoli le vetrate, realizzate su cartoni del XV secolo. Nella sacrestia vecchia è conservato un monumentale ornatissimo trittico in avorio e osso, opera del fiorentino Baldassarre di Simone di Aliotto donato da Gian Galeazzo Visconti. Il Trittico fu trafugato dal monastero nel 1984 e recuperato nel 1985. Il Chiostro piccolo Un portale decorato con sculture conduce dalla chiesa al chiostro piccolo, luogo in cui si svolgeva gran parte della vita comunitaria e collegava i vari ambienti. Il Chiostro grande lungo ca 125 metri e largo ca 100. In origine le celle che vi si affacciano erano 23, nel 1514 passarono a 36 mentre oggi si contano 24 celle o casette. Siglate da lettere dell'alfabeto, erano le abitazioni dei monaci, ognuna con tre stanze e un giardino. La piccola apertura di fianco all'ingresso serviva per passare il pasto nei giorni feriali dal momento che il pasto comunitarionel refettorio si svolgeva solo nei giorni festivi. I monaci erano infatti tenuti alla solitudine e al silenzio, ma dovevano svolgere i compiti (le "obbedienze") necessari al buon andamento del monastero. Le colonne delle arcate, riccamente decorate, sono in marmo bianco alternato al marmo rosa di Verona. La Sagrestia Nuova, antica sala capitolare, contiene un ciclo di affreschi dei fratelli Sorri (tardo manierismo senese); dipinti di Francesco Cairo, del Passignano, dei fratelli Giulio Cesare e Camillo Procaccini; una pala d'altare di Andrea Solario (1524), terminata cinquant'anni dopo da Bernardino Campi. Il Refettorio è decorato da un affresco con l´Ultima Cena (1567) di Ottavio Semino e, nella volta, da una Madonna con Bambino e Profeti di Bergognone. La Foresteria ( o Palazzo Ducale), costruita tra il 1616 e il 1667, è opera di Francesco Maria Richinoe conserva affreschi e dipinti di Vincenzo e Bernardino Campi, Bartolomeo Montagna, il Bergognone, Bernardino Luini.. La gipsoteca custodisce copie in gesso di varie sculture appartenute ai Visconti.