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Bitto Formaggio DOC Lombardo

23010 Albaredo Per San Marco SO, Italia

by Lara Kipling
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Overview

È un formaggio d’alpe grasso a pasta semicotta, di media durezza. Il Bitto si produce esclusivamente nei mesi estivi negli alpeggi valtellinesi e in alcune alpi appartenenti al territorio delle province di Lecco e Bergamo, Questo formaggio prende il nome dal torrente Bitto e mentre alcuni autori collegano il nome al celtico Bitu“perenne” altri autori ne legano l’origine al tedesco bett“torrente”. Prodotto esclusivamente nei mesi estivi negli alpeggi valtellinesi e in alcune alpi appartenenti al territorio delle province di Lecco e Bergamo Alle 5 del mattino e verso le 17, durante i mesi estivi, è possibile fermarsi presso uno dei tanti alpeggi montani della Valtellina, per assistere alla nascita…del Bitto! Quando infatti il sole non è troppo caldo, il casaro, responsabile della lavorazione del formaggio, aiutato dai cascii (pastorelli), in genere figli o parenti del casaro, inizia la mungitura delle vacche e delle capre, perché il Bitto è fatto con latte di mucca ed un’aggiunta massima del 10% di latte di capra. Il latte appena munto viene subito lavorato col caglio nelle caldaie di rame a campana rovesciata (le “culdère”) alla temperatura di 35-37°C, mentre il casaro (casèr) rimescola l’ammasso. La cagliata, così ottenuta, progressivamente indurisce, finchè il casaro, secondo la propria esperienza ed abilità, non decida di sottoporla alla “rottura”: dopo aver ripulito il composto dallo strato superficiale di caseina e grasso (la “pannetta”), con movimenti lenti e delicati la cagliata viene divisa in grosse fette, dalle quali comincia a separarsi il siero. Infine, la massa viene ulteriormente tagliata con la “lira” o “chitarra” e quindi frantumata con lo “spino”, fino a ridurla in grumi, che andranno cotti alla temperatura di 48-52°C continuando a rimestarli perché non si aggreghino. Al termine di questa seconda cottura, i granuli si adageranno sul fondo della caldaia addensandosi e legandosi: la cagliata rimasta viene depositata sullo spersore, all’interno delle fascere dalle quali il Bitto prenderà forma grazie alla pressatura di 24 ore. La fase della salagione, che può avvenire “a secco” o per immersione in salamoia, oltre a conferire gusto al formaggio, consente la creazione della crosta, che isolerà la forma dall’ambiente esterno per favorire un certo grado di asetticità. Il ciclo di lavorazione termina all’interno delle casere, tipici locali da stagionatura, alla temperatura di circa 12-16°C e umidità relativa intorno all’80-90%. In questa fase delicata, in cui il Bitto acquista consistenza e gusto, il casaro, oltre a garantire le migliori condizioni di temperatura ed umidità, ogni giorno rivolta le forme, le pulisce e ne controlla l’integrità per favorire la maturazione del formaggio. Il sapore è dolce e molto delicato. Può subire una stagionatura media (da 1 a 6 mesi), e una lunga, (da 1 a 3 anni) o addirittura fino a 10 anni e anche oltre senza che ne vengano alterate le caratteristiche organolettiche e struttura. Maturando, la pasta diventa dura e prende un gusto piccante e aromatico.