monte-castello-di-vibio-e-il-paradiso-perduto

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Monte Castello di Vibio e il Paradiso perduto

06057 Monte Castello di Vibio PG, Italia

by Lara Kipling
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Overview

Nel 1960 questo piccolo Borgo sulle colline umbre è stato oggetto di osservazione da parte di un'antropologa americana, Sydel Silverman, che, nel suo libro "Tre campane di civilizzazione – La vita di un paese di collina italiano" (edito dalla Columbia University Press U.S.A.), scelse proprio Monte Castello individuandovi "il Paradiso perduto" o, meglio, un'oasi in cui si può veramente vivere secondo i ritmi della natura. Il concorso favorevole di componenti naturali quali l'aria, le correnti di tramontana e la luce, uniti all'elegante e ben conservata struttura medioevale, hanno favorito da sempre la fama di Monte Castello come insediamento ideale. Già nel 1568, Cipriano Piccolpasso, provveditore della fortezza di Perugia, incaricato da Papa Pio IV di rilevare le principali "città e castella" delle terre di Perugia, sosteneva in un manoscritto che a Monte Castello si viveva "la vita ideale", la migliore che ci fosse perchè l'aria era salubre e che qui la gente viveva "anco cento anni e più" e "l'hommini di 80 anni paiono averne appena 35”. Il nome del paese di Monte Castello di Vibio deriva dalla "gens Vibia", nobile famiglia romana, la cittadina esisteva però da prima dell'arrivo dei romani. La sua struttura urbanistica è oggi quella di un tipico castello medioevale, costruito su una posizione rialzata e di dominio rispetto al fiume. Questa sua posizione costituì per la vicina e potente città di Todi un forte motivo per le sue ambizioni. Todi in effetti controllò a lungo il borgo, che in seguito alle ripetute ribellioni fu costretto a subire l'abbattimento delle mura. Nel 1303 la rocca venne ricostruita dalla stessa città di Todi, che la inserì nel suo sistema difensivo. Il carattere fiero dei montecastellesi continuò comunque a prevalere, fino al 1596, quando Todi riuscì a consolidare definitivamente il suo potere. In epoca napoleonica Montecastello di Vibio conobbe nuovo splendore: esso si aprì alle nuove idee con iniziative di grande importanza. Tra queste vi fu la costruzione del Teatro della Concordia, delizioso e considerato il più piccolo teatro del mondo. Da ricordare tra le bellezze artistiche la Cappella della Madonna delle Carceri esistente fin dal 1505; San Lorenzo in Vibiata con i resti dell'antica abbazia romanica; le frazioni di Madonna delle Carceri e Doglio, uno dei castelli tuderti che delimitano il confine tra i guelfi di Orvieto e i ghibellini di Todi.