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Teatro di Sepino

86017 Altilia I CB, Italia

by Lara Kipling
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Overview

Situato nel quadrante settentrionale che viene a formarsi dall’incrocio dei due assi stradali urbani principali, il teatro è addossato con la sua cavea al tratto di muro di cinta del lato nord-occidentale, in prossimità dell’angolo che essa forma con il tratto nord-orientale. La parte superiore della cavea, addirittura appoggia sulla struttura muraria urbana, mentre l’ima cavea è scavata nel terreno. Della parte più bassa della gradinata sono integralmente sopravvissuti nove ordini di gradini e l’intero piano lastricato dell’orchestra. La cavea era divisa almeno in tre sezioni corrispondenti all’ima, media e summa cavea rigorosamente separati dalle praecinsiones, veri propri corridoi semicircolari che facilitavano il raggiungimento dei sedili da parte degli spettatori. Situato nel quadrante settentrionale che viene a formarsi dall’incrocio dei due assi stradali urbani principali, il teatro è addossato con la sua cavea al tratto di muro di cinta del lato nord-occidentale, in prossimità dell’angolo che essa forma con il tratto nord-orientale. La parte superiore della cavea, addirittura appoggia sulla struttura muraria urbana, mentre l’ima cavea è scavata nel terreno. Della parte più bassa della gradinata sono integralmente sopravvissuti nove ordini di gradini e l’intero piano lastricato dell’orchestra. La cavea era divisa almeno in tre sezioni corrispondenti all’ima, media e summa cavea rigorosamente separati dalle praecinsiones, veri propri corridoi semicircolari che facilitavano il raggiungimento dei sedili da parte degli spettatori. I tetrapili rappresentano l’elemento strutturale ed architettonico più rilevante del complesso. sono costituiti da elementi lapidei in calcare locale compatto come tutti gli altri elementi costruttivi dell’edificio. Presentano pianta trapezoidale, essendo disposti a proseguire le pareti curve dell’ambulacro, ed i lati tendono ad allinearsi sui raggi del semicerchio con la conseguenza che i pilastri esterni sono sensibilmente maggiori di quelli interni. Accanto ad essi non vi è traccia di pavimentazione. I pilastri sono costituiti da blocchi lapidei rettangolari aggregati senza l’uso di malte cementizie. I blocchi che compongono gli archi sorretti dai pilastri mostrano un pronunziato bugnato rustico sulle facce esterne. In corrispondenza dell’asse maggiore del secondo ingresso interno è un’apertura di cui si vede solo lo spigolo sinistro e che deve ritenersi l’accesso all’orchestra o ad un secondo ambulacro sottoposto alle gradinate. Il sistema costruttivo della parete interna dell’ambulacro è identico a quello del muro perimetrale e così pure il paramento. Da uno dei pilastri interni del tetrapilo parte una parete verso l’orchestra spessa un metro e trenta centimetri ce si interrompe a un metro e ottanta dal suo inizio per dare la forma ad una porta il cui spigolo opposto è costituito da un muro spesso due metri e settanta che sembra essere diretto verso l’orchestra. Su di esso, all’altezza della cornice del tetrapilo si osservano le tracce dell’imposta di un arco che doveva limitare una porta. Dall’alto medioevo ai nostri giorni si è formato sul teatro di Sepino, come in altri teatri ed anfiteatri d’Italia, un complesso di edifici che, sfruttando la parete interna dell’ambulacro perimetrale come fondazione, si sono sviluppati in forma di semicerchio. Dalla lettura di una pianta conservata nella Biblioteca Provinciale Pasquale Albino di Campobasso risulta che alla metà dell’800 esisteva, come oggi, già una casa impiantata proprio sulla scena, un edificio sul tetrapilo occidentale (ancora esistente) e, staccata da quest’ultimo, una serie di tre case unite a schiera. Mancava la casa che univa queste ultime tre con la casa impostata sul tetrapilo nonché una piccola costruzione sull’altro tetrapilo che è stata demolita durante la campagna di scavi del 1950 per liberare il tetrapilo su cui poggiava. Dagli edifici posti a schiera partono due avancorpi: di uno di questi si conosce la data di costruzione grazie ad una iscrizione fatta su una piccola stele funeraria romana incastrata nel mezzo del muro del fronte sporgente a due metri di altezza che dice D.O.M. C.M.F. A.D. 1770 per ricordare che in quel periodo il complesso di edifici apparteneva alla famiglia di C. MAGLIERI. Il secondo avancorpo risulta realizzato in due momenti diversi, uno dei quali poco più di mezzo secolo fa. Questi edifici nel loro complesso costituiscono oggi un insieme particolarmente originale dove è possibile leggere sia l’impianto originale del teatro romano che la sovrapposizione sei-settecentesca che dell’edificio originario conservava solo l’impianto. L’attuale forma in realtà è una sorta di sintesi storica di due forme che sono sono mai esistite contemporaneamente anche se l’una è stata fortemente condizionata dall’altra. Il risultato dell’intervento di restauro, in altri termini, ha determinato la nascita di un terzo monumento che è la sintesi culturale di due momenti storici sostanzialmente ed ideologicamente diversi. I lavori di restauro iniziarono per il teatro nel 1950 sotto la direzione del prof. Cianfarani della Soprintendenza di Abruzzo, da cui il Molise dipendeva.